C’è una cosa che mi lascia estremamente perplesso — e che a volte mi fa anche un po’ inc**zare, diciamocelo — quando apro LinkedIn alla ricerca di qualche novità interessante, e questa cosa è la grande quantità di professionisti e aziende che hanno completamente dimenticato dove si trovano.
LinkedIn è nato per essere un ecosistema professionale, un posto in cui raccontare competenze, confrontarsi sui progetti, costruire relazioni di valore, trovare clienti, partner, opportunità.
Eppure, quando apro LinkedIn ho la sensazione di ritrovarmi immerso nello stesso terribile clima che da sempre caratterizza Facebook: quel miscuglio caotico di opinioni urlate, commenti impulsivi, polemiche infinite e discussioni che degenerano senza motivo.
Mi sembra che LinkedIn sia diventato ormai un posto dove tutti parlano e sparlano di tutto e di più, tranne che del proprio lavoro.
Polemiche politiche, flame, gossip, fake news. Ma davvero?
LinkedIn non è il posto per fare polemica politica, per condividere gossip, per buttare lì meme spazzatura, per insultarsi, per fare disinformazione o per alimentare flame da bar.
Eppure succede continuamente: post indignati, post urlati, post che cercano like facili, post “sfogo”… E intanto il professionista scompare. L’azienda scompare. La reputazione si sfalda.
Il problema non è il tema — politica, società, attualità — ma il modo, il tono, la finalità. LinkedIn non è Facebook né Twitter/X né un gruppo Telegram di complottisti/no-vax/terrapiattisti e minus habentes simili.
Non è un’arena, non è un talk show, non è un confessionale.
È un luogo dove conta quello che sai fare e come puoi portare valore agli altri. Tutto il resto è rumore.
Non sono l’unico a lamentare questo degrado della piattaforma, pur ritenendola ancora di primaria importanza come vetrina professionale.
Il vero danno: l’erosione della credibilità
Quando un professionista pubblica contenuti tossici o emotivi, la sua credibilità ovviamente evapora.
E quando lo fa un’azienda, la situazione è ancora peggiore: perché l’immagine aziendale non è solo comunicazione, ma fiducia, e la fiducia si costruisce con coerenza, professionalità e responsabilità.
Chi usa LinkedIn come Facebook sta letteralmente buttando via anni di autorevolezza.
E io lo vedo tutti i giorni: imprenditori, manager, consulenti — persone capaci e solide — che però si autosabotano con un post sbagliato, scritto di pancia, in un contesto completamente inappropriato.
LinkedIn serve a costruire valore professionale
LinkedIn non è un social generico. È una vetrina professionale: è un ecosistema di reputazione; è una macchina potentissima per generare opportunità e, se lo si usa bene, funziona davvero.
Lo dico perché lo vivo ogni giorno: da LinkedIn arrivano richieste di consulenza, collaborazioni, progetti importanti, relazioni che durano anni.
Ma arrivano solo se comunichi valore, non se ti perdi nel rumore o se gridi come un forsennato ma, in fondo in fondo, non hai assolutamente niente da dire.
La verità è semplice e facilissima da capire:
- LinkedIn premia contenuti utili, concreti e autentici.
- LinkedIn premia chi offre soluzioni.
- LinkedIn premia chi parla del proprio lavoro con un punto di vista riconoscibile.
- LinkedIn premia chi coltiva relazioni, non polemiche.
Il resto non porta clienti, non porta opportunità, non costruisce nulla.
Non è moralismo, è strategia
Non sto dicendo “non parlate di certi argomenti” – anche se fareste senz'altro una gran bella figura. Sto dicendo “fate attenzione a come lo fate“ — e soprattutto, chiedetevi perché lo fate.
Su LinkedIn non ci stiamo per sfogarci, ma per dimostrare competenza e per farci scegliere.
In un mondo professionale sempre più competitivo, chi usa LinkedIn per litigare, fare allarmismo o rincorrere visualizzazioni facili sta semplicemente giocando contro se stesso.
Riportiamo LinkedIn al suo scopo originale 🙏🏻
Serve più professionalità, servono più contenuti di qualità, più condivisione di esperienze vere, problemi reali e soluzioni concrete.
Serve che le aziende tornino a parlare di progetti, visione, innovazione.
Serve che i professionisti tornino a raccontare cosa fanno, cosa imparano, cosa migliorano.
Serve, banalmente, ritrovare il senso del perché siamo qui.
Io continuerò a usare LinkedIn per questo: per raccontare il mio lavoro, le mie competenze, i miei progetti, e per entrare in contatto con chi vuole costruire — non distruggere.
È ora di alzare l’asticella, tutti quanti, dai...
