Nell’ultimo anno Cursor si è guadagnato un posto stabile nel toolkit di molti sviluppatori. Non tanto perché “usa l’AI”, ma perché prova a riorganizzare il modo in cui l’AI entra davvero nel flusso di lavoro quotidiano.

Cursor
Built to make you extraordinarily productive, Cursor is the best way to build software with AI.

La domanda che però emerge inevitabilmente, soprattutto tra chi lavora in modo strutturato e paga già separatamente OpenAI, Anthropic o Google, è questa:

Se collego i miei modelli con le mie chiavi API e pago già i token, ha ancora senso pagare Cursor Pro?

Tra l’altro, su questo dubbio amletico avevo già scritto qualcosa qui: Sostituire Cursor con VS Code senza perdere l’AI.

La risposta breve alla domanda sopra è: sì, ma non per il motivo che pensi tu 😏.

La risposta lunga è il resto di questo articolo.

Cursor non è un LLM, bensì un ambiente cognitivo

Partiamo da un equivoco molto diffuso tra i dev: Cursor non vende modelli linguistici. Non è “ChatGPT dentro VS Code” e non è un abbonamento mascherato a Claude o GPT.

Cursor è un IDE che orchestra modelli esterni.

Quando usi Cursor Pro, stai pagando per:

  • un ambiente di sviluppo che conosce il tuo codice,
  • un sistema di agent che possono agire sul progetto,
  • una gestione avanzata del contesto,
  • un’integrazione profonda con più LLM.

Il modello è solo il motore. Cursor è il veicolo, il telaio, il cambio, il navigatore.

Cosa include davvero la licenza Pro

La licenza Pro di Cursor non “regala” Claude, GPT o Gemini come modelli illimitati. Quello che fa è:

  • darti accesso diretto a più provider LLM (OpenAI, Anthropic, Google),
  • permetterti di usare le tue API key personali,
  • aggiungere quote base e limiti più alti rispetto al piano free,
  • sbloccare agent, refactor multi-file, contesto esteso e azioni automatiche.

In altre parole, Cursor non sostituisce i costi dei modelli, li sfrutta meglio.

Ed è esattamente questo che lo rende così prezioso.

Cursor comprende il contesto profondo del progetto

Mettiamola così: un LLM senza contesto è brillante, ma estremamente miope. Addirittura più miope di me senza occhiali.

Cursor invece indicizza e mappa costantemente tutto:

  • l’intero workspace,
  • la struttura dei file,
  • le dipendenze,
  • le relazioni tra moduli,
  • la storia delle modifiche.

Quando chiedi qualcosa a Cursor, non stai parlando con un modello isolato, ma con un modello immerso nel tuo progetto.

Questo è tecnicamente possibile anche fuori da Cursor? Sì, in teoria.

In pratica significa:

  • copiare file,
  • riassumere architetture,
  • spiegare ogni volta “come funziona il progetto”.

È il classico caso in cui qualcosa è possibile ma non sostenibile.

Cursor abbatte il costo cognitivo della ricostruzione del contesto. E questo, nel lungo periodo, vale molto più dei token.

Agent: quando l’AI smette di “rispondere” e inizia ad agire

Un’altra differenza chiave è il concetto di agent. In Cursor l’AI non si limita a suggerire, ma può modificare file, proporre patch, fare refactor multi-file, correggere errori reali di compilazione o runtime.

Questo sposta l’AI da “consulente verboso” a collaboratore operativo.

Sicuramente non è (ancora) infallibile, ma capite bene che è un cambio totale di paradigma: l’LLM non è più solo un’interfaccia testuale, diventa parte del ciclo di sviluppo.

Usare le proprie API key ha senso, e anche molto

Collegare le proprie chiavi OpenAI, Anthropic o Google a Cursor non è un workaround: è il modo corretto di usarlo in ambito professionale.

I vantaggi sono infatti molteplici:

  • controlli i costi,
  • scegli i modelli migliori per ogni task,
  • non sei legato a un singolo fornitore,
  • puoi adattare qualità e prezzo in base al contesto.

Cursor diventa così una specie di router cognitivo, che decide o ti aiuta a decidere di volta in volta quali LLM usare in base al contesto e agli obiettivi:

  • Claude per reasoning profondo e refactor complessi,
  • OpenAI per generazione veloce e pattern noti,
  • Gemini per certi contesti lunghi o analisi specifiche.

Senza Cursor dovresti scegliere il modello a mano, ricostruire il prompt ogni santa volta e quasi sempre rispiegare quasi da capo il contesto. Un lavoraccio davvero dannoso che andrebbe ad eritree un sacco di tempo.

Cursor, invece, fa tutto questo in modo continuo e trasparente.

Il vero ROI non è economico, è cognitivo

Qui vale la pena essere brutalmente onesti: se il tuo obiettivo è spendere meno possibile in assoluto, allora Cursor non è strettamente indispensabile. VS Code + una chat web possono bastare…

Ma se lavori su: progetti lunghi, codice stratificato, sistemi che evolvono nel tempo, contesti in cui il “filo logico” è prezioso, allora il costo reale non sono i token, ma è perdere spesso e ripetutamente il contesto mentale.

Cursor riduce le interruzioni, ti risparmia ripetizioni inutili e ti permette di fare uno switching continuo tra Llm diversi e diverse modalità del loro utilizzo.

E questo, per chi sviluppa seriamente, è il vero ritorno sull’investimento.

Quando NON ha senso usarlo

Cursor non è una religione, né una panacea, ed ha poco o nessun senso se il tuo scenario più usuale è uno o più tra i seguenti:

  • scrivi script piccoli e usa-e-getta,
  • lavori su singoli file isolati,
  • usi l’AI solo come autocomplete “più furbo”,
  • non hai progetti che vivono nel tempo.

In quei casi stai pagando per potenza che non sfrutti.

Cursor come controller, non come modello

Usare Cursor con le proprie API key è un po’ come avere i tuoi server, ma continuare a usare Kubernetes invece di fare tutto via SSH.

Cursor non decide cosa pensare, ma organizza come pensi mentre sviluppi.

Ed è questo, oggi, il vero salto di qualità nell’uso dell’AI nello sviluppo software.

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